lunedì 31 maggio 2010

Alan Wake

Alan Wake viene definito dai suoi creatori come un thriller psicologico e d'azione.
Il che potrebbe far supporre di trovarsi di fronte a qualcosa di incredibilmente nuovo, un vero e proprio punto d'incontro tra romanzo e videogioco.
E sulla carta è effettivamente così.
Peccato che Alan Wake sia in realtà ben più sempliciotto di quanto sembri.

Il titolo Remedy è stato in sviluppo per anni e purtroppo si vede.
Quello che ne è venuto fuori è un gioco che convince alla grande in diversi aspetti, ma lascia perplessi in molti altri.
Dove Alan Wake colpisce è nell'atmosfera, veramente curatissima. Le prime ore di gioco sono letteralmente avvolgenti e difficilmente si potrà rimanere impassibili aggirandosi per le strade e i boschi di Bright Falls.
Stesso discorso per la cura riposta nei particolari e nelle ambientazioni.
Perfino la grafica rulla, con i suoi meravigliosi effetti di luce.
E la colonna sonora è una delle più belle dell'anno a mio avviso. Assaggino.

Fin qui Alan Wake sembrerebbe una figata.
Il problema è che il titolo Remedy soffre dal lato del gameplay.
Per tutta la durata dell'avventura vi ritroverete sempre a fare le stesse cose e ad affrontare nemici sempre uguali.
Il gioca fatica davvero a reinventarsi. Dopo poche ore si inizierà ad avvertire una forte monotonia.
Il senso di progressione è veramente scarso, manca un sistema di potenziamento delle armi (che sono praticamente le stesse dal primo capitolo fino all'ultimo), mancano sezioni di gioco che ti costringano ad affrontare i mostri con una strategia diversa dal solito.
Ok che la cosa è contestualizzata dal fatto che il protagonista sia un semplice scrittore e non uno space marine, però in un videogioco a mio avviso la componente ludica è importante. E in Alan Wake la parte giocata viene velocemente a noia.
E' un peccato.
Il bello è che i programmatori, probabilmente per dare una sensazione di progressione, hanno fatto in modo che il giocatore, all'inizio di ognuno dei capitoli in cui il gioco è suddiviso, debba sempre recuperare torcia e armi partendo senza alcun oggetto. Un escamotage per far sembrare il gioco più vario di quello che in realtà è, insomma.
Peccato che la ripetitività di fondo si senta comunque tantissimo.

Alan Wake è in ogni caso un titolo valido e perfettamente in grado di rapirvi con la sua storia e la sua atmosfera.
Visto in quest'ottica è sicuramente un gioco meritevole di attenzione.
Ma è pur vero che a questo punto, se voglio gustarmi un bel thriller, faccio prima a leggere un romanzo di King piuttosto che spararmi un videogioco di dieci e passa ore con evidenti limiti nel comparto del gameplay.
Spero che in futuro i progetti di questo tipo (che comunque adoro, sia chiaro) possano essere supportati da una giocabilità all'altezza e in grado di dire qualcosa di nuovo nel panorama videoludico.

1 commento:

Lil'Spot ha detto...

Mi ero perso questa recensione. Concordo che l'azione del gioco è monotona e io la trovo oggettivamente brutta, ma credo che trama, ambientazioni, citazioni(le tengo a parte perchè fan discorso a sè) per non parlare della colonna sonora lo facciano diventare un gran gioco, per quel che io ne capisco e sempre a mio gusto personale. Se la Remedy veramente riuscisse a rendere vario il gameplay sarebbe uno dei più bei giochi al mondo