martedì 19 febbraio 2008

Burnout Paradise

Burnout Paradise si apre con il brano "Paradise City" dei Guns'n Roses e già questo basterebbe a consacrarlo come capolavoro agli occhi (e soprattutto alle orecchie) di un appassionato di musica. Dieci minuti dopo però, spulciando la tracklist del gioco, si nota la presenza di "Girlfriend" di Avril Lavigne e l'entusiasmo subisce un drastico calo :D

Ma lasciamo da parte le considerazioni musicali e parliamo del gioco vero e proprio.
Da un punto di vista puramente strutturale Paradise è il più grosso passo avanti della serie Criterion dai tempi di Burnout 3 Takedown. Essì perchè questo primo vero capitolo next-gen della saga è stato veramente rivoluzionato nella struttura di base.
Prima di tutto è diventato un titolo free roaming. Saremo liberi di cazzeggiare per la città di Paradise City (altra citazione dei Guns) facendo acrobazie e iniziando gare e furie stradali ad ogni semaforo. Niente più singoli eventi accessibili da un menu o da una sorta di mappa, ma una serie di gare da raggiungere attraversando in auto l'intera area di gioco. Area di gioco che non è inutilmente vasta come in molti giochi di questo tipo ma che è circoscritta in spazi umani. In questo modo il giocatore che si applica può facilmente memorizzare le strade più brevi per andare da un punto all'altro e la posizione delle rampe migliori per eseguire le prove stunt (ovvero le gare acrobatiche).
La memorizzazione delle strade e la capacità di orientamento nella città di Paradise City è fondamentale.
Infatti durante le gare non troverete alcuna indicazione o strada "obbligata". Ci sarà semplicemente un punto di partenza e un punto di arrivo. A voi la scelta della strada più breve per arrivare prima dei vostri avversari. L'unico concesso sarà rappresentato da un navigatore che indica la distanza dell'arrivo. Insomma, la libertà concessa è veramente tanta, ma è proprio qui che Paradise incespica. Questo perchè nelle situazione più concitate è alquanto incasinato badare simultaneamente agli avversari che tentano di farvi un takedown, ad evitare il traffico, controllare la posizione del traguardo e controllare che è stata imboccata la curva giusta. Insomma, spesso è un gran casino, soprattutto nelle partite online.
Ma è innegabile che spesso da questo delirio nascano delle situazioni divertentissime e che, al di là di tutto, il disorientamento diminuisca mano a mano che si prende confidenza con le strade di Paradise City.

Insomma, Burnout Paradise è un ottimo gioco, senza dubbio un ottimo esponente di una serie che ha sfornato sempre e solo giochi belli. Ha bisogno di qualche limatura qua e là ovviamente, per esempio avrei gradito la possibilità di ripetere istantaneamente una gara persa piuttosto che essere obbligato a tornare al punto di partenza e riavviarla. Ma si tratta di piccole cose, e direi che in sostanza Burnout Paradise ha superato la prova.
Soprattutto perchè ha saputo implementare il free-roaming in maniera intelligente. E onestamente non credevo visto che prima di provare Paradise non riuscivo proprio a immaginarmi un gioco puramente arcade come Burnout con una struttura free-roaming.
Insomma, bene così.

1 commento:

Nabu ha detto...

Boh, a me il free roaming in burnout puzza come gli slayer in chiesa, non sò cosa farci.

N!