venerdì 8 giugno 2012

E3 2012 - Star Wars 1313

Altra roba fighissima che è stata presentata all'E3: Star Wars 1313.
Graficamente è qualcosa di micidiale, si può tranquillamente dire che sia uno dei pochi titoli che fanno respirare aria di next-gen.
Del gioco in sè si sa ancora relativamente poco.
Non è chiara ad esempio la collocazione temporale nella timeline della saga, anche se, a giudicare dall'estetica delle location visibili in questa demo, è verosimile pensare che 1313 sia ambientato durante il periodo Imperiale (tra la fine di Episodio III e i film della Vecchia Trilogia).
La storia, per una volta, dovrebbe lasciare da parte il conflitto tra Jedi e Inter Sith, concentrandosi su un lato dell'universo di Star Wars che, almeno negli ultimi tempi, è stato approfondito poco.
1313 dovrebbe infatti svolgersi nei bassifondi di Coruscant e raccontare le vicende di personaggi non facilmente inquadrabili come "buoni" o "cattivi".
L'idea è interessante anche perchè, con una premessa del genere, qualunque fan dell'esalogia non può fare a meno di fantasticare su un protagonista alla Han Solo. Precisiamo: lo Han che si vedeva nel primissimo Guerre Stellari, il contrabbandiere poco raccomandabile, quello che sparava a Greedo per primo e che "Le vecchie religioni sono tutte cazzate, nella vita i problemi si risolvono a colpi di folgoratore".
Insomma, figata.

Sul gameplay c'è poco da dire, basandosi su quello che si è visto questo Star Wars 1313 sembrerebbe una sorta di Uncharted ambientato in una galassia lontana lontana.
Quindi prepariamoci a un third person shooter con tantissima azione, sequenze cinematografiche e set-pieces talmente spettacolari che ti staccano la mascella dalla faccia e te la scagliano a terra frantumandola in mille pezzi.
Nulla di particolarmente originale (la mancanza di originalità nei titoli tripla A è stato un po' il leitmotiv di questo E3), ok, ma direi che è fin troppo presto per trarre conclusioni e sparare giudizi. Senza contare che, alla fine, stiamo comunque parlando della prima scampagnata di Star Wars in un genere che personalmente mi piace parecchio, quindi non mi voglio lamentare.

La data di uscita pare ancora lontanissima, in ogni caso è un gioco che terrò d'occhio con estrema curiosità.

mercoledì 6 giugno 2012

Watch Dogs - Bello, nuovo e cyberpunk

Direi che questo titolo si merita un bel post a parte!
Come dicevo nel video postato stamattina, Watch Dogs è la nuova e impressionante IP presentata da Ubisoft durante la sua conferenza.
Questo annuncio è stato una delle poche sorprese dell'E3, una roba che praticamente nessuno si aspettava e che ha lasciato tutti di sasso. E insomma, in un'E3 moscia e priva di mordente come questa direi che non è cosa da poco.

Watch Dogs appare come una specie di avventura free-roaming dalle tinte cyberpunk. Non è un cyberpunk futuristico e "sporco" alla Blade Runner, più che altro mi pare che qui si tocchino tematiche più vicine a noi, come la manipolazione dei mezzi di comunicazione e il controllo delle informazioni.
Tematiche che in realtà non si limiteranno a costituire la struttura portante del lato narrativo del gioco, ma che diverranno parte integrante del gameplay, dato che il protagonista avrà la capacità di penetrare in qualsiasi sistema connesso a una rete e manipolarlo a piacimento. Nella demo lo si vede ad esempio provocare uno spettacolare incidente d'auto modificando la temporizzazione dei semafori di un incrocio.

Watch Dogs sembra sin da ora un gioco di grandissima atmosfera, in grado di alternare fasi investigative rese interessanti dalla componente "hacker" ad altre sezioni marcatamente più action.
Sono curioso di capire in che modo la possibilità di controllare mezzi di comunicazione e sistemi informatici possa influenzare il gameplay. Il potenziale potrebbe essere a dir poco enorme, soprattutto in un titolo open world in cui è possibile pasticciare con un'intera città, speriamo che Ubisoft non faccia minchiate.
Io sono abbastanza fiducioso, via.
A movimentare le cose dovrebbe anche esserci un comparto multiplayer, su cui però, almeno per il momento, Ubisoft non si è sbottonata troppo.

Tecnicamente il gioco fa abbastanza spavento.
Come dicevo questa demo girava su PC, cosa facilmente intuibile vedendo la pulizia grafica e il livello di dettaglio semplicemente fuori parametro. A quanto pare, tuttavia, è stato confermato che Watch Dogs uscirà sulle console attuali e non sulle piattaforme next-gen.
Boh, vedremo come verrà fuori, probabilmente subirà un downgrade abbastanza importante per girare su PS3 e XBOX 360.

In ogni caso, a mio avviso è il meglio della fiera insieme a The Last of US.
Ok che con un gioco cyberpunk il mio interesse viene solleticato piuttosto facilmente, però oh, pare proprio bello!

In generale complimenti a Ubisoft comunque, che in questo periodo mi pare si stia muovendo piuttosto bene.
Rayman Legends è figo, Far Cry 3 pare interessante, Assassin's Creed 3 pure. E oltre a questo mi presenta addirittura IP nuove. Che dire, grandissima!
Se solo avesse fatto vedere qualcosa di Beyond Good & Evil 2 il suo E3 sarebbe stato perfetto.

E3 2012: le mie impressioni

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venerdì 11 maggio 2012

Chronicle

Ennesimo film che parla di supereroi adottando un taglio realistico, Chronicle è un bellissimo esperimento che dimostra come si possa tirare fuori qualcosa di ottimo mescolando due idee apparentemente abusate.
La prima idea, come detto, è quella già ampiamente sfruttata da pellicole come Kick-Ass o Super, vale a dire il raccontare una storia di ispirazione "fumettistica" cercando di renderla in qualche modo credibile e verosimile. La differenza  sostanziale con gli altri due film citati risiede nel fatto che stavolta i protagonisti non sono persone comuni che si improvvisano vigilanti mascherati, ma tre ragazzi che si ritrovano improvvisamente dotati di superpoteri incredibili.
La seconda idea è quella vista in Cloverfield, The Blair Witch Project e altri quattordicimila film horror dalla qualità discutibile: girare un film in maniera semi-amatoriale, mettendo una telecamera in mano a uno dei personaggi principali, dando alla pellicola una parvenza di documentario girato dal punto di vista di chi vive la vicenda.

Chronicle miscela sapientemente queste due ideuzze e il risultato è ben più che apprezzabile.
Per quanto riguarda il look amatoriale, tuttavia, bisogna dire che Chronicle bara un po'.
Sfruttando un escamotage narrativo derivante dai poteri di cui sono dotati i personaggi, il regista fa uso di riprese che, di fatto, sono riprese da film canonico (girate "in terza persona", per intenderci), azzardando spesso inquadrature ardite e piani sequenza di un certo livello che tradiscono in maniera fin troppo evidente la natura "cinematografica" della pellicola.
Chronicle è un film che tenta di essere una roba amatoriale solo a metà insomma, visto che non di rado si ha l'impressione di guardare un normalissimo film che parla di gente coi superpoteri.
Raramente, per intenderci, si prova il motion sickness dovuto all'effetto traballante di una telecamera a spalla, spesso invece ci si stupisce per una regia e per un montaggio particolarmente spettacolari.
Nonostante questo, Chronicle non rinnega la sua natura di "pellicola documentario".
Oltre alle riprese effettuate dalla telecamera del protagonista riesce infatti a infilare nel calderone sequenze girate da telecamere di sorveglianza, telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo in grado di immortalare le gesta dei tre personaggi principali, dando a tutta la baracca quell'aspetto ruvido e casereccio che caratterizza le produzioni di questo tipo.

Dal punto di vista tecnico Chronicle è dunque un film strano.
Da un lato è un po' paraculo, visto che alla fine son capaci tutti di girare un film finto-amatoriale facendo svolazzare liberamente la telecamera intorno ai protagonisti come se fosse maneggiata da un cameraman (come effettivamente è).
D'altro canto è anche una pellicola capace di distinguersi per una regia tutt'altro che banale e, in questo senso, il talento del giovanissimo regista Josh Trank (classe 1984) è assolutamente innegabile.

La buona notizia è che Chronicle non è soltanto un vuoto esercizio di stile. E' pure una bella storia, ben scritta e ben raccontata.
Il tema trattato, pur non essendo magari originalissimo, è sviluppato con sapienza e con la giusta drammaticità.
Chronicle mette in evidenza quanto possa essere pericoloso dare un potere in mano a chi non lo sa controllare.
Ancora peggio: Chronicle mostra come un ragazzo fondamentalmente buono ma insicuro possa diventare pericoloso quando si ritrova con l'abilità di compiere imprese incredibili.
Nell'immaginario nerd l'adolescente disadattato che acquisisce un superpotere si trasforma generalmente in un eroe. Magari prima deve affrontare un trauma di qualche tipo, ma poi diventa comunque un paladino della giustizia all'insegna del motto "da grandi poteri derivano grandi responsabilità" (o simili).
Chronicle invece la butta sul disincantato. Il povero cristo che è stato preso a scarpate in faccia per tutta la sua vita non è in grado di controllare qualcosa di più grande di lui, non riesce a porsi dei limiti. Il tutto è destinato a sfuggirgli di mano.
Perchè è inevitabile iniziare a prendersi le piccole rivincite e, da qui, finire per perdere completamente il controllo delle proprie azioni.

Inizialmente i tre protagonisti Steve, Andrew e Matt sono inebriati e incuriositi dalle loro capacità. Le utilizzano per conoscerle e comprenderle o, più semplicemente, per fare i coglioni (come farebbero tutti gli adolescenti che si trovassero di punto in bianco con poteri telecinetici del resto).
In tutta la prima parte del film è il senso di meraviglia a farla da padrone e c'è una sequenza in particolare che riesce a rendere l'idea di quanto ci si possa sentire di colpo "onnipotenti" dopo aver realizzato di possedere dei superpoteri.
Poi però le cose precipitano e uno dei tre, messo ancora una volta di fronte ai propri problemi e alle proprie insicurezze, sbrocca completamente.
La pellicola assume presto una piega drammatica che culmina nella micidiale sequenza finale.

In buona sostanza Chronicle non è un film che parla di "supereroi", ma un film che parla di come i superpoteri possano incasinare ulteriormente l'esistenza di qualcuno che la vita ce l'ha già incasinata di suo.
E' un film che funziona bene in tutte le sue parti, in grado di colpire profondamente per il modo particolare in cui è girato, per gli effetti speciali (a dir poco impressionanti per un film dal budget così limitato) e per la storia che racconta.
Insomma, bando alle ciance, andate a vederlo!

Noticine a margine:
- Leggevo oggi che a quanto pare il sequel è cosa certa. Sembra che alla regia non ci sarà più Josh Trank, ma la sceneggiatura sarà sempre curata da Max Landis (che, oltre ad essere il figlio di John Landis, è pure un mio coetaneo. Bello vedere film realizzati da gente così giovane).
- Josh Trank, a quanto pare, si occuperà del prossimo reboot dei Fantastici Quattro in uscita nel 2014. Non sapevo nemmeno che dovessero girarlo.

venerdì 27 aprile 2012

Rayman Legends in versione Wii U!

In Ubisoft si sono lasciati sfuggire il trailer della versione Wii U di Rayman Legends, il seguito di Rayman Origins di cui erano trapelate le prime immagini pochi giorni fa.
Probabilmente il video in questione non avrebbe dovuto palesarsi prima dell'E3, ma ormai la frittata è stata fatta.
In attesa che il Giappone dichiari guerra alla Francia a causa di questo allucinante leak, iniziamo a gustarci le prime informazioni su questa nuova avventura dell'uomo melanzana.
Beh, come saprete Origins mi era piaciuto un bordello, tanto è vero che giusto ieri stavo addirittura per ricomprarlo su PlayStation Vita, salvo poi cambiare idea e decidere di scaricarmi dal PSN Ninja Gaiden Sigma Plus (in questo periodo sono in fissa con gli action game nipponici, abbiate pazienza).
Questo Rayman Legends mi sembra ancora più bello del suo predecessore e il trailer della versione Wii U lascia intuire svariate novità interessanti:

  • Splendido il nuovo stile grafico, più acquerelloso e ispirato rispetto a quello di Origins.
  • Gradita l'introduzione del multiplayer online (nel prequel si poteva giocare in multi solo sulla stessa console) e ottime le funzionalità social che, da quanto ho capito, permetteranno di sfidare diversi ghost contemporaneamente.
  • Legends sembrerebbe sfruttare parecchio le caratteristiche di Wii U. Ad esempio ci saranno livelli (presumibilmente esclusivi di questa versione e, magari, di quella Playstation Vita) che richiederanno di smanacciare sul touch screen.
  • Simpatico anche il discorso degli oggetti da appoggiare sul pad-tablet Wii U per ottenere bonus o personaggi segreti, una roba che ricorda parecchio quanto visto in Spyro Skylanders.
    Intendiamoci, da queste parti siamo più interessati ad altre cose più importanti (level design, bilanciamento della difficoltà, ritmo di gioco, controlli tight e via dicendo) e queste feature accessorie ci lasciano abbastanza indifferenti, ma tant'è, sono pur sempre una cosetta in più.

Insomma, il primo vero gioco mostrato per la nuova console Nintendo pare discretamente ingrifante.
Di sicuro sembra meglio di Red Steel, lo sparatutto di cui Ubisoft (sempre lei, oh!) rivelò l'esistenza poco prima che la line-up di lancio del vecchio Wii venisse presentata ufficialmente durante l'E3 del 2006.

Comunque sia, manca giusto un mese alla settimana più hypante dell'anno, dai che quest'anno ne vedremo delle belle!

giovedì 26 aprile 2012

The Avengers

Ci sono voluti un po' di anni, ma alla fine ci siamo arrivati: abbiamo il film dei Vendicatori!

Sembra ieri che andavo a vedere il primo Iron Man e sentivo parlare di questa idea fighissima di creare una sorta di continuity cinematografica per gli eroi Marvel, in modo da riunirli in un mega crossover una volta che fossero usciti tutti i film incentrati sui singoli personaggi.
E ricordo ancora il "woahcazzofigata" che esclamai quando Robert Downey Jr comparve per qualche secondo nel film di Hulk uscito nel 2008.
E poi bè, il resto è storia.
Nelle pellicole successive i riferimenti e i collegamenti tra le varie storyline sono aumentati in maniera esponenziale, al punto che Thor e Captain America riuscivano a stento a non sembrare effettivamente tasselli minori di qualcosa di più grosso.
Ebbene, QUEL qualcosa di più grosso è finalmente arrivato.

Non perdiamoci in chiacchiere e diciamolo subito: The Avengers è esattamente LA FIGATA che sembrava essere nei trailer!
E' un film che dà letteralmente le piste alle pellicole dedicate a ciascuno dei Vendicatori. Pellicole che, per quanto valide, non erano veramente altro che dei filmetti apripista, degli spettacolari trampolini di lancio necessari per presentare tutti gli eroi e averli già pronti e carichi una volta che fosse venuto il momento di realizzare il film corale.
Forse solo i due Iron Man fanno un po' eccezione, ma anche loro devono chinare la testa di fronte al cine-fumettone firmato Joss Whedon.

Qui si sta infatti parlando del baraccone sui supereroi definitivo, il film che avrei voluto vedere quando avevo dodici anni.
The Avengers va a unirsi a The Dark Knight e a X-Men First Class in quella che è la triade dei migliori film supereroistici di sempre.
Tre film, tre modi diversi di dipingere i supereroi.
Il film di Nolan era praticamente un thriller in cui Batman veniva infilato a forza, mentre quello di Vaughn spiccava su tutte le altre produzioni grazie a due personaggi straordinari e a una sceneggiatura ottima.
The Avengers è invece l'apoteosi della spettacolarità e dell'azione sopra le righe.

Non voglio anticiparvi nulla di quanto si vede nel film (probabilmente ci hanno già pensato i ventordici trailer finora mostrati), ma oh, sullo schermo ci sono Iron Man, Cap, Thor e Hulk contemporaneamente, ciò basta per immaginarsi il casotto e la quantità di pizze in faccia.
Ma la cosa migliore è che The Avengers non si limita a mettere in scena gente fortissima che spacca tutto e si ammazza di legnate.
The Avengers funziona anche perchè è scritto bene, perchè presenta dialoghi brillanti e divertenti.
Ci sono un sacco di battute che strappano grasse risate e svariate gag assolutamente totali e deliziosamente fumettose.
Joss Whedon ha confezionato un film epico e maestoso, ma allo stesso tempo capace di non prendersi mai con troppa serietà.

E' stato fatto un lavoro sensazionale anche per quanto riguarda i personaggi.
Gestirne così tanti in un unico film era un'impresa difficilissima, di fatto eravamo già pronti a vedere il Tony Stark di Robert Downey Jr che rubava la scena a tutti quanti.
E invece no, in The Avengers non accade nulla del genere. Tutti i personaggi, anche quelli secondari, hanno il loro giusto spazio. Nessuno prevale sugli altri.
A proposito di ciò, segnalo che il Bruce Banner di Mark Ruffalo, a dispetto delle basse aspettative, è forse la sorpresa più bella del film.
Il suo Hulk "spacca" in tutti i sensi e, fra le altre cose, è anche protagonista di un paio di scene assolutamente EPOCALI.
Magistrale, comunque, anche il lavoro di caratterizzazione svolto su Vedova Nera e Occhio di Falco.
E Chris Evans, fortunatamente, riesce ad essere uno Steve Rogers di maggior spessore qui che in Captain America.

In definitiva, anche se le aspettative erano decisamente alle stelle, The Avengers è riuscito a non deludermi.
E' anzi un film che mi ha convinto su tutti i fronti e che mi ha fatto uscire dal cinema gasato come un matto.
Il compito affidato a Joss Whedon non era dei più facili, The Avengers era una pellicola complessa da portare al cinema in maniera convincente e il rischio di sfornare una puttanata era altissimo.
Ma, grazie al cielo, Whedon ha gestito il baraccone con mano ferma ed ha creato qualcosa di esaltante, in grado tra l'altro di essere fedele allo spirito dei fumetti Marvel.
Gli appassionati di comics possono esserne soddisfatti.

Postilla: rimanete in sala fino alla fine dei titoli di coda e, se conoscete l'universo Marvel, preparatevi a un nerdgasm di quelli potenti.

lunedì 23 aprile 2012

Fez

E' proprio vero che i migliori si fanno sempre attendere parecchio.
Fez è finalmente arrivato sui lidi di XBOX Live Arcade dopo cinque lunghissimi anni di sviluppo.
La cosa interessante è che il titolo Polytron non si è limitato a riscuotere un buon successo di pubblico e di critica, ma ha letteralmente sconquassato la comunità videogiocante.
Procediamo con ordine e vediamo perchè.

Ideato da quell'amabilissima persona che è Phil Fish, Fez è un platform/puzzle game indie dal look deliziosamente retrò.
Recentemente di giochi indie con una grafica in stile 8-16 bit ne abbiamo visti a pacchi e ormai, anche per i nostalgici, è difficile commuoversi per una manciata di pixel. Ciononostante, malgrado i ricordi di giochi come Sword & Sworcery e Where is my Heart? siano ancora impressi nella nostra memoria, lo stile di Fez riesce ugualmente e a far strabuzzare gli occhi.
Siamo infatti ai massimi livelli dell'arte pixellosa, è impossibile non rimanere estasiati dal magistrale lavoro svolto da Polytron per cercare di rendere Fez una delle esperienze visive più appaganti degli ultimi tempi.

Ma la bellezza di Fez non è da ricercarsi esclusivamente nel suo particolare stile grafico.
Se Fez è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno nel panorama videoludico odierno lo si deve principalmente alle sue meccaniche di gioco.
In Fez si gioca con la prospettiva.
Controllando il protagonista Gomez avremo il potere di ruotare di trecentosessanta gradi gli scenari di gioco. Livelli in apparenza bidimensionali scopriranno quindi la tridimensionalità, in maniera simile a quanto avveniva nell'ottimo Super Paper Mario.
Ed è in questo modo, roteando il mondo circostante e pasticciando con gli effetti prospettici, che dovremo venire a capo di gran parte degli enigmi ambientali proposti dal gioco di Phil Fish.
Il nostro obiettivo sarà quello di raccogliere abbastanza cubi dorati per giungere al termine del gioco.
Alcuni cubi verranno trovati integri, altri andranno ricomposti raccogliendone i pezzi in giro per i livelli. Livelli che, sottolineiamolo, sono tutti collegati tra loro nella più classica struttura alla Metroid-Vania.
Ma in Fez non ci saranno solo i cubi dorati. Vi saranno ad esempio i manufatti e gli anticubi, la cui scoperta richiederà spesso la risoluzione di enigmi particolarmente complessi.
Ed è proprio la complessità dei puzzle il motivo per cui questo gioco ha fatto letteralmente impazzire il mondo che videogioca.

Completare Fez scovandone tutti i segreti, senza alcun aiuto esterno, è un'impresa che rasenta il sovraumano.
Il gioco di Phil Fish è letteralmente infarcito di segreti e rompicapi capaci di far esplodere la testa.
Se arrivare al finale pezzente è una cosa alla portata di qualsiasi giocatore abbastanza rodato, terminare il gioco scoprendo tutto lo scopribile richiede una quantità spropositata di materia grigia.
Molti enigmi richiedono ad esempio di decifrare glifi, di conseguenza è inevitabile ritrovarsi a giocare appuntandosi simboli su un foglio di carta e azzardando traduzioni nemmeno fossimo alle prese con una versione di greco.
Altre volte si sfiora addirittura il metareferenziale, ma non vi racconto niente per evitare spoiler.

Il bello di un gioco come Fez è la capacità di far fuoriuscire la parte migliore dei videogiocatori.
Con Fez la figura del videogiocatore torna ad essere quella dell'avventuriero romantico sempre in cerca di una sfida difficile e appagante.
Su internet, in questi giorni, è stato tutto un fiorire di gente che si aiuta o che collabora per venire a capo di questo o quel mistero. Tra un paio di settimane sarà tutto finito e ci saranno soluzioni già belle che pronte, chiaro, ma per il momento è fighissimo assistere a una roba che, per certi versi, riporta alla memoria addirittura la ricerca dell'Easter Egg di Halliday in Ready Player One.
Che poi va bè, lo stesso Ready Player One si ispirava a sua volta ai giochi d'avventura anni Ottanta (genere da cui anche Fez attinge a piene mani), quindi è tutto ciclico!

In buona sostanza, Fez è fantastico.
Mi rendo conto che un gioco simile, oggi come oggi, possa sembrare spocchioso, pretestuoso e inaccessibile ai più.
La verità è che Fez è un titolo carico di mistero e di fascino, capace di trasmettere quel senso di meraviglia che solo pochi videogiochi sanno trasmettere.
Ed è essenziale che si comprenda il valore di un capolavoro simile.
Non capire la bellezza di Fez, a mio avviso, significherebbe un po' non capire perchè i videogiochi sono una roba tanto bella.