giovedì 19 aprile 2012

God of War Ascension: Kratos torna su PS3!

Come era stato anticipato qualche giorno fa da un'immagine apparsa sulla pagina Facebook di PlayStation, oggi è stato annunciato un nuovo episodio di God of War!
Il primo trailer mostrato, leakato come al solito in anticipo di qualche ora, è un breve teaser piuttosto avaro di informazioni e probabilmente per vedere qualcosa di più concreto su God of War Ascension dovremo attendere l'E3.
Quel che è certo è che questo capitolo non sarà un vero e proprio God of War IV, ma una sorta di episodio derivativo sulla falsariga di Ghost of Sparta e Chains of Olympus, anche se stavolta gli sviluppatori saranno i Santa Monica e non i Ready at Dawn di Pessino.
Altra cosa certa è che Ascension non uscirà su Vita come si era inizialmente sospettato, ma su PS3.

Chi sperava in un cambio di rotta della saga, magari con un nuovo protagonista e una nuova ambientazione (si parlava di mitologia nordica o egizia), si ritroverà probabilmente un po' deluso, visto che questo Ascension sembrerebbe più che altro uno spin-off di God of War 3.

Non che sia necessariamente un male, intendiamoci.
God of War 3 era un giocone e un altro titolo action della stessa risma non può che essere ben accetto.
Anche perchè non è che di action ne escano così tanti ultimamente.

mercoledì 18 aprile 2012

Real Steel

Mi stupisco sempre di come film per cui nutro pochissimo interesse e per i quali non ho alcuna aspettativa riescano a divertirmi in maniera decisamente più convincente di tante altre zozzerie che, sulla carta, mi incuriosiscono parecchio.
E’ il caso di questo Real Steel che, quando uscì al cinema qualche mese fa, snobbai senza troppe remore.
E sbagliai a snobbarlo.

Real Steel è sostanzialmente Rocky che incontra Over the Top, con in mezzo tanti robottoni sferraglianti che si ammazzano di legnate.
Siamo in un futuro non troppo lontano in cui gli incontri di pugilato tra esseri umani sono stati sostituiti da scontri all’ultimo sangue (anzi, all’ultima goccia d’olio) tra robot antropomorfi.
In questo scenario Hugh Jackman interpreta un ex pugile di nome Charlie Kenton che si guadagna da vivere programmando e allenando robot da combattimento, con scarso successo in verità.
Proprio nel momento in cui la sua carriera sembra aver raggiunto il punto più basso, Charlie si vede obbligato a riallacciare i rapporti con il figlio che non ha mai conosciuto e la sua vita giunge finalmente a un punto di svolta decisivo.

Insomma, come si può intuire Real Steel è il classico filmetto per tutta la famiglia il cui tema centrale è appunto il rapporto tra padre e figlio. E in cui, ovviamente, i buoni sentimenti non possono fare a meno di trionfare.
Però sticazzi se la premessa di fondo è trita e ritrita, perché Real Steel funziona.
E’ un film che non risulta mai eccessivamente melenso e che riesce costantemente a divertire senza mai annoiare.
Belli i combattimenti tra robot, spettacolari e con la giusta “fisicità”. Vedere questi bestioni di metallo che si tirano cartelle pesantissime è parecchio godurioso e alla fine le cyber-azzuffate riescono a coinvolgere il giusto.

Convincente il cast.
Jackman è ottimo come al solito e ruba un po’ la scena a tutti quanti, ma segnalo, nel caso interessi a qualcuno, la presenza di due personaggi provenienti dal cast di Lost, per la precisione Evangeline Lily e Kevin Durand (Keamy, ve lo ricordate?).

Un buon film intrattenimento dunque.
Chiaramente non ha grosse pretese e non verrà ricordato come uno dei film d’azione e di fantascienza migliori di sempre, ma in definitiva è sicuramente più carino di molte altre vaccate che ho visto di recente.
Dategli un occhio.

domenica 15 aprile 2012

Wiskast

Altro giro, altro podcast!
Ieri vi ho descritto le meraviglie di Outcast Sound Shower, oggi voglio parlarvi di Wiskast!

Wiskast è un podcast videoludico con una formula abbastanza particolare.
A differenza di quasi tutti gli altri podcast che popolano la rete, infatti, qui non si parla praticamente mai del “mondo dei videogiochi” in senso ampio e generale. Raramente ci si lancia in pippe mentali sul futuro dell’industry o si discute per ore di questa o di quella news. Per lo stesso motivo, su Wiskast non ci sono mai digressioni su argomenti che, con i videogiochi, non c’entrano una fava.
Wiskast è un podcast di videogiochi che parla esclusivamente di giochi giocati!

Per lungo tempo i conduttori sono stati solo due, Cryu e Wis.
Il dinamico duo, in ogni episodio, analizza in maniera approfondita una manciata di titoli, con una particolare attenzione alle ultime uscite, ma anche con un occhio di riguardo per i giochi del passato e le nerdate un po’ di nicchia.
In Wiskast i giochi vengono trattati in ogni più piccolo dettaglio. Si parla in maniera minuziosa di ogni aspetto del gameplay, del level design e del comparto grafico (la presenza del sunshaft è una discriminante fondamentale per distinguere i giochi con una grafica bella da quelli con una grafica brutta, ricordatelo).
Ma attenzione, perché l’analisi non è asettica e fredda come si potrebbe credere. Cryu e Wis sono videogiocatori a cui i giochini piacciono davvero tanto, quindi riescono a far trasparire chiaramente le emozioni suscitate da questo o quel gioco.
Capita spesso che questi due drogati di gameplay riescano a farti venire una gran voglia di provare un titolo che inizialmente non ti interessava minimamente.
Diavolo, stavo per comprare Dark Souls.
E avete presente quella grandissima figata di Bulletstorm? Ecco, mi sono convinto a giocarlo dopo averne sentito parlare in maniera entusiastica su Wiskast!

Per un videogiocatore appassionato l’ascolto di Wiskast è a mio avviso obbligato.
Lo stile competente del podcast ricorda molto quello di riviste storiche come Super Console o Videogiochi, mie inseparabili compagne di mille e soddisfacenti sedute sulla tazza del water (ehm, è vero, le leggevo soprattutto lì).
Inoltre, nonostante spesso il linguaggio usato sia molto tecnico, Wiskast non annoia mai. Tra i due conduttori c’è un’alchimia spettacolosa e ascoltarli mentre si punzecchiano a vicenda è spesso spassosissimo. Tra l’altro è piacevole anche che i due non si lascino mai andare a volgarità assortite e che il linguaggio utilizzato sia sempre pulito e privo di parolacce.
Recentemente, comunque, ai conduttori originari se ne è aggiunto un terzo, Teokrazia, che, nelle intenzioni, dovrebbe portare un po’ di grezzaggine in famiglia e una maggior attenzione per quanto riguarda i titoli multiplayer, con cui sia Cryu che Wis non vanno eccessivamente d’accordo.

Gli episodi usciti fino ad oggi sono parecchi.
Visto che nessuno di essi è legato a notizie o eventi di un particolare periodo, è sensatissimo ascoltarli anche con un ritardo di mesi. Spulciate il blog di Wiskast e scaricate quelli in cui si parla dei giochi che vi interessano.
Consiglio in particolare Wiskast #8: Alieni ripieni, in cui si parla in maniera dettagliatissima di Portal 2 e della saga di Half-Life.
Oppure, se vi interessano i platform, andate di Wiskast #03: Panettone multigiocatore, con Wis che parla di Super Meat Boy e Donkey Kong Country Returns.
Tra l’altro giusto, altro tocco di classe: ogni episodio ha un titolo a tema culinario!


L’ultima puntata uscita (una puntata speciale) è particolarmente interessante, visto che si parla della serie di Ninja Gaiden e c’è una sorprendente disamina di Cryu sul discusso Ninja Gaiden 3.
Sorprendente perché, a differenza della critica che lo ha demolito in ogni dove, Cryu promuove l’ultimo titolo Team Ninja e lo considera un action game ben più che dignitoso.
Io non so se abbia ragione o meno, Ninja Gaiden 3 devo ancora giocarlo (e lo farò), ma posso dire che del parere dei ragazzi di Wiskast mi fido più o meno ciecamente (soprattutto quando si parla di action).
Spesso infatti mi sono ritrovato in pieno nelle cose che dicevano, sia per quanto riguarda i titoli apprezzati come appunto Bulletstorm, sia per quanto riguarda i titoli un po’ deludenti.
Forse ecco, solo con il parere di Wis su Zelda Skyward Sword non mi sono trovato del tutto. Principalmente perchè io sarei stato ancora più critico di lui! XD

sabato 14 aprile 2012

Outcast Sound Shower

Da buon appassionato di videogiochi e, soprattutto, da buon appassionato di chiacchiere sui videogiochi, sono un accanito ascoltatore di podcast videoludici.
Ne ascolto una mezza infinità, tanto è vero che, se non li sentissi in palestra tre volte alla settimana, dubito che riuscirei a trovare il tempo di stare dietro a tutto.
Di riflesso, se non avessi la compagnia dei podcast, penso che non troverei mai la voglia di andare ad allenarmi con costanza, visto che sollevare la ghisa su e giù per un’ora è tendenzialmente una roba che alla lunga finisce per annoiare a morte.
Nella mia vita c’è quindi una specie di rapporto simbiotico tra nerdaggine e attività fisica. Fighissima ‘sta cosa.
Comunque sia, uno dei podcast a cui sono maggiormente affezionato è Outcast.

Condotto da giopep e parecchia altra gente proveniente dalla stampa specializzata e non, Outcast riesce nell’intento di miscelare alla perfezione competenza professionale, simpatia e una buona dose di coglionaggine.
L’ascolto è sempre piacevole e interessante. Spesso e volentieri ci si ritrova a ridere come dei cretini per una battuta sui gusti sessuali di Miyamoto o per un'imitazione di Napolitano, altre volte si ascoltano discussioni illuminanti su un gioco in particolare o sul mondo dei videogiochi in generale.
Insomma, in questo momento storico in cui non esiste una rivista di videogiochi a cui mi sento particolarmente legato, un podcast come questo è una sorta di manna.
Se non ci fosse Outcast la mia vita di videogiocatore continuerebbe? Bè, sì, però mi mancherebbe qualcosa, ecco.

Recentemente poi, Outcast si è rivoluzionato!
Da semplice podcast quale era, è infatti diventato un sito a tutti gli effetti. Un sito gestito tra l’altro con grande voglia di fare, ricco di news aggiornatissime, recensioni e numerosi articoli di approfondimento. Una goduria per chi, come il sottoscritto, ama tenersi sempre informato sul mondo dei giochini.

In concomitanza con il sito sono sbocciati anche un sacco di progettini collaterali.
Ci sono parecchi podcast video (ce n’è anche uno di cucina), ma soprattutto l’offerta dei podcast audio si è ampliata e ora, oltre al Magazine, alle chiacchiere, alle monografie e agli episodi speciali, è possibile ascoltare Outcast Sound Shower!

Outcast Sound Shower, come il nome di Out-Runiana memoria potrebbe far intuire ai più attenti, è un podcast incentrato sulla musica dei videogiochi.
Alla conduzione ci sono Fabio “Kenobit” Bortolotti e Andrea Babich, un duo che, fidatevi, ne sa a pacchi!
Videogiocatori incalliti di lunga data, entrambi nutrono una grande passione per i videogiochi d’annata, le sonorità 8 bit e per la musica chiptune. Fabio, per intenderci, organizza serate in cui suona un Game Boy!

I due conduttori fanno da Ciceroni e raccontano all’ascoltatore la storia dei videogiochi attraverso la musica.
Ascoltare Outcast Sound Shower è qualcosa di ipnotico, perché si percepisce chiaramente la passione che c’è dentro e la voglia di approfondire una cosa bellissima che altrove viene sempre approfondita troppo poco.
Sia Fabio che Andrea riescono a trasmettere il loro amore viscerale per i pezzi che stanno proponendo (e, ovviamente, per i giochi stessi da cui tali pezzi sono tratti) e ascoltarli mentre si emozionano parlando delle musiche di Out Run o per come viene suonato il chip sonoro del Commodore 64 è una roba che quasi commuove.

Per ora gli episodi pubblicati sono tre, tutti con un tema ben preciso.
Il primo si intitola “La migliore SEGA della nostra vita” (LOL) e chiaramente è totalmente incentrato sulla musica dei giochi SEGA. Si parte dall’arcaico Pengo, si passa per grandi classici come Space Harrier e Hang-On e si arriva fino agli anni Duemila, con le musiche di Jet Set Radio e Bayonetta.
Il secondo episodio è incentrato sui “picchiaduro a scorrimento ad ambientazione metropolitana in cui devi salvare qualcuno”. Final Fight, Double Dragon, Streets of Rage e compagnia bella.
Lacrimuccia di nostalgia quando è partita Sewer Surfin di Turtles in Time, per quanto mi riguarda!
Il terzo episodio, uscito giusto questa settimana, è invece a base di robottoni giapponesi. Da segnalare, tra le altre cose, la presenza di una cover della sigla italiana di Jeeg Robot d’acciaio composta direttamente da Fabio sul suo Game Boy (potete scaricarla direttamente qui volendo).

Insomma, tanta, tanta, tanta roba!
Bravi Kenobit e Babich, continuate così che spaccate tantissimo!

Tutti a scaricare, veloci!
Outcast Sound Shower #1 – La migliore SEGA della nostra vita
Outcast Sound Shower #2 – Beats of Rage: i pugni nelle mani
Outcast Sound Shower #3 – Domo Arigato, Mr. Roboto

Che poi sì, effettivamente ascoltare una puntata di Sound Shower proprio mentre ci si allena in palestra non è l’ideale per gustarsela appieno. La cosa migliore, seguite il mio consiglio, è darsi all’ascolto quando si è belli rilassati, stravaccati sul divano e con una birretta ghiacciata a portata di mano!

mercoledì 11 aprile 2012

Ridge Racer Unbounded

Il primo approccio con Ridge Racer Unbounded è stato straniante.
E’ bizzarro trovarsi a giocare a un Ridge Racer che non è un Ridge Racer.
Per la prima oretta di gioco ci si chiede se questo "reboot" possa essere effettivamente il modo giusto per ridare vita a una serie agonizzante.
Inizialmente ci si domanda inevitabilmente se dare in mano lo sviluppo dell’ultimo titolo di una storica saga giapponese a uno studio occidentale come i Bugbear (responsabili dei Flatout) sia stata una buona idea.
Perché Unbounded ha completamente perso l’identità che caratterizzava la serie targata Namco. Non ha più niente dei vecchi giochi della saga, tabula rasa. E’ un gioco di corse arcade occidentale, un clone di Burnout o di Split/Second.

Da un certo punto di vista, quindi, Unbounded è una delusione totale.
Se è vero che negli ultimi anni Ridge Racer ha iniziato a rompere i coglioni, è anche vero che chi, come me, è cresciuto con un Dual Shock 1 tra le mani ha nel cuore giochi come Rage Racer o Ridge Racer Type 4.
E insomma, mette un po’ di tristezza constatare che Namco non sia riuscita a innovare la propria serie senza snaturarla completamente, trasformandola invece in qualcosa di completamente diverso.
Ma, del resto, forse l'unica soluzione percorribile era questa. Inutile prenderci in giro, lo sappiamo tutti che la Namco di oggi non riuscirebbe mai a tirare fuori un gioco di corse ground-breaking come fece nel corso degli anni Novanta.
All’epoca erano altri tempi, era un’altra Namco ed era un altro Giappone.

L’amarezza tuttavia dura poco.
Perché, sebbene non ci sia quasi più nulla dei vecchi Ridge Racer, Unbounded è un racing game arcade validissimo.
Bugbear ha messo a frutto l’esperienza maturata coi Flatout ed è riuscita a sfornare un piccolo capolavoro divertentissimo, veloce e adrenalinico.
Come detto, Unbounded è figlio della scuola di Burnout e Split/Second, vale a dire che, oltre a cercare di rimanere in testa, bisognerà preoccuparsi di fare a sportellate con gli avversari e di distruggere elementi dello scenario per mantenere piena la barra del turbo o trovare scorciatoie. A ricordare il feeling dei precedenti episodi sono rimaste solo le derapate, che però qui funzionano in maniera completamente nuova e prevedono un utilizzo intensivo del freno a mano.

Padroneggiare il nuovo modello di guida non è semplicissimo.
La curva di difficoltà è elevata e sin da subito ci si ritroverà a sudare per cercare di arrivare primi.
Unbounded è un gioco ostico e richiede una certa dose di dedizione. Il giocatore che non si lascia scoraggiare, tuttavia, avrà grosse soddisfazioni e si divertirà come un matto a correre per le strade di Shatter Bay sfasciando tutto lo sfasciabile.

Infine c’è l’editor.
Unbounded offre un ottimo editor di tracciati e online si possono trovare già parecchie piste interessanti e anche abbastanza fuori di testa.

Ridge Racer Unbounded, in definitiva, pur non essendo un gioco perfetto o rivoluzionario e pur buttando nel cesso l'identità di una serie che ha fatto la storia dei videogiochi, offre qualcosa che gli ultimi Ridge Racer non sono riusciti a offrire in maniera del tutto convincente: un’esperienza arcade solida, fresca e appagante, assolutamente degna di essere gustata se si è appassionati di questo genere.
A Bugbear non si poteva chiedere di meglio.

martedì 10 aprile 2012

Post cinematografico del dopo Pasqua

Allora, approfittando del periodo pasquale mi sono visto un bel po’ di film.
Passiamoli in rassegna.

Super
Me lo sono riguardato in versione raggio-blu.
Ne parlo più approfonditamente qui.
La seconda visione conferma la bontà del film di James Gunn.
Gunn, ricordiamolo, ha lavorato anche sulla sceneggiatura di Lollipop Chainsaw, che attualmente è il gioco del 2012 che attendo di più.
15 Giugno segnato in rosso sul calendario.
E Jessica Nigri, la cosplayer che abitualmente indossa i (pochi) panni di Juliet, è una gnugna di quelle astronomiche.
Fantastico vederla mentre fa la pagliaccia in giro per le varie fiere!
"La Madonna! Ho visto la Madonna!" [cit.]


A Dangerous Method
Che colossale rottura di coglioni.
Un’ora e mezza con Jung e Freud che si ammazzano di pippe mentali sulla psicoanalisi è una roba che davvero fatico a reggere, poco importa se in un paio di scene c’è Fassbender che sculaccia Keira Knightley.
Cast spettacoloso, ma che menata!
Non fa per me.


La peggior settimana della mia vita
Poco da dire, la solita commedia italiana un po’ insipida.
Oh, a me De Luigi non dispiace nemmeno troppo come attore, ma ciò non toglie che faccia spesso filmetti un po’ tanto “meh”.
Questo La peggior settimana della mia vita è sostanzialmente una sorta di Ti presento i miei, solo che fa meno ridere.
Evitabilissimo.
Nel cast, oltre a De Luigi, ci sono la Capotondi, Siani e Arisa. Davvero, Arisa.


Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri, Il Ritorno del Re
Visti tutti e tre a sprazzi approfittando della maratona che hanno fatto su Sky nella giornata di Pasqua.
Per capirci, mentre cenavamo a casa di mia nonna abbiamo lasciato acceso il televisore in salotto e ci siamo scofanati i resti del capretto con in sottofondo la battaglia dei campi del Pelennor!
Una roba talmente epica che levatevi.
Ah, ribadisco tuttavia che il finale del Ritorno del Re è davvero troppo prolisso, anche se in effetti era difficile accorciarlo ulteriormente rispetto al libro.
Comunque tre filmoni assurdi, grandissimo Jackson e grande aspettativa per Lo Hobbit.

domenica 1 aprile 2012

Romanzo Criminale - La serie

Romanzo Criminale – La serie è probabilmente una delle cose migliori che siano mai state girate in Italia.
Se il film di Michele Placido, pur essendomi piaciuto, mi aveva lasciato abbastanza freddino, lo stesso non si può dire dei ventidue episodi che compongono la prima e la seconda stagione di quella che reputo una delle serie televisive più belle di sempre.
Essì, perché vedendo l’opera girata da Stefano Sollima mi sono sentito coinvolto, emozionato e commosso come mai mi era accaduto con altra roba vista sul piccolo schermo.

Romanzo Criminale – la serie è una figata per svariati motivi.
Prima di tutto perché è una serie italiana coi controcoglioni, fatto di per sé già abbastanza straordinario.
In Italia siamo abituati a fiction di basso livello, interpretate il più delle volte da attori cani, girate in maniera schifosa e con dialoghi tremendamente soporiferi. Insomma, siamo abituati a robaccia inguardabile.
Romanzo Criminale è invece un’opera di tutt’altra pasta, capace addirittura di far sfigurare in maniera plateale parecchie serie tv d’oltreoceano e di giocarsela ad armi pari con roba di qualità indiscutibile come Band of Brothers o Game of Thrones.

Sì, perché dietro a Romanzo Criminale c’è una bellissima regia e una sceneggiatura della madonna.
C’è una cura per i dettagli notevole, che traspare nel modo in cui viene rappresentata la Roma degli anni di piombo e nelle piccole cose come la scelta della colonna sonora.
Colonna sonora che, va detto, è una delle cose migliori del telefilm, visto che sa proporre un sacco di pezzi storici degli anni Settanta e Ottanta e, ciliegina sulla torta, è riuscita addirittura a farmi adorare un paio di canzoni di Vasco Rossi.
Cosa che, fino ad oggi, mi era capitata solo con La nostra vita.
Ma non è tutto.
Perché in Romanzo Criminale ci sono anche attori bravissimi, tutti assolutamente in parte, che interpretano personaggi meravigliosi (a livello di caratterizzazione si intende, visto che comunque si sta parlando di criminali a tutto tondo).
E fa quasi incazzare constatare che, in Italia, vedere degli attori giovani e con capacità recitative di un certo livello sia un fatto al di fuori dall’ordinario.
Fa incazzare che, nel nostro paese, produzioni come questa si contino sulle dita di una mano. Anzi, nemmeno quello, perché in effetti non mi viene in mente nulla di paragonabile a Romanzo Criminale.

Quel che ho scritto dovrebbe bastare a farvi capire che la visione di questa serie è abbastanza imprescindibile.
Tenete anche conto del fatto che personalmente non vado esattamente matto per il genere dell’ “epopea criminale”, di solito le robe che parlano di criminalità organizzata non mi attirano un granché.
Quindi insomma, il fatto che Romanzo Criminale mi abbia gasato a tal punto è un’ulteriore prova della sua qualità.
Del resto è impossibile non appassionarsi a una storia così ben raccontata.
L’ascesa e la caduta della “Banda” incolla letteralmente al divano. Tutti i personaggi sono ben delineati, in parte per merito degli attori e in parte, come detto, per un magistrale lavoro di caratterizzazione.
L’evoluzione che il Dandi attraversa nel corso delle due stagioni, per fare un esempio, è qualcosa di memorabile.
Ma non solo, perché se i tre capi della banda inizialmente sembrano svettare su tutti gli altri per carisma, in seguito anche i comprimari acquistano spessore e si rivelano ben più di personaggi secondari messi lì per far numero.

Si potrebbe forse criticare Romanzo Criminale dicendo che, in fondo, ha questa fastidiosa tendenza a rappresentare come degli “eroi romantici” quelli che nella realtà sono stati dei delinquenti o degli spietati assassini.
In un certo senso è proprio così, visto che di fatto la serie di Sollima non fa altro che presentare una versione romanzata della storia della banda della Magliana, organizzazione criminale che ha veramente operato a Roma tra la fine degli anni Settanta e il 1990.
I personaggi stessi sono chiaramente ispirati ai veri membri della banda, anche se i nomi e i soprannomi sono stati ovviamente cambiati.

In realtà, anche se una certa dose di epica non manca, l’anima di Romanzo Criminale è essenzialmente tragica e malinconica.
Se nella prima serie si assiste a una gloriosa cavalcata verso la conquista del potere e il dominio incontrastato su Roma, nella seconda le cose vanno completamente a ramengo.
Le alleanze si infrangono, arrivano le pugnalate alla schiena, ognuno pensa a sé stesso e la fiducia nei confronti dei compagni va completamente persa.
C’è chi finisce in disgrazia e chi accumula potere in modo del tutto meschino alle spalle degli altri.
La caduta è inesorabile e viene rappresentata in tutta la sua più brutale crudezza.
E, ovviamente, una vita all’insegna del crimine non può che avere un epilogo tragico in cui non si vince, la giustizia non trionfa e la verità non viene a galla.

Romanzo Criminale – la serie finisce lasciandoti addosso una sensazione strana, difficile da spiegare.
Un groppone allo stomaco, una malinconia che nessun’altra serie televisiva era riuscita a trasmettermi.
E alla fine, dopo aver spento la tv e aver riposto il cofanetto sulla mensola, sono rimasto con la consapevolezza di aver visto uno dei pochi capolavori della televisione italiana.
E me ne sono andato a dormire sapendo che non potrò dimenticarmi facilmente di quelli che stavano col Libanese.