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giovedì 2 settembre 2010

Dragon Quest IX: Le Sentinelle del Cielo

Quando nel lontano Dicembre 2006 (almeno mi pare che fosse Dicembre 2006) venne annunciato che il nuovo episodio della serie Dragon Quest sarebbe uscito per Nintendo DS, in Giappone venne letteralmente giù il mondo.
La portata della notizia in terra nipponica era più o meno al livello dell'Inter che vince la Champions League dopo più di quarant'anni.
Essì perchè in nippolandia Dragon Quest è un vero e proprio fenomeno culturale, una sorta di istituzione, oltre che la serie che ha praticamente dato il via alla diffusione dei jrpg.
Per farvi capire il livello di degenero, sappiate che nella terra delle fighe a quadretti esiste addirittura una legge che proibisce a Square-Enix di far uscire un nuovo Dragon Quest durante i giorni lavorativi, che sennò poi la gente non và a lavorare per andare a comprarlo.

Non c'è quindi da stupirsi che l'annuncio di Dragon Quest IX su DS venga considerato uno dei megaton della storia videoludica recente, un colpo di scena paragonabile a quello in cui Square dirottò lo sviluppo di Final Fantasy VII su Playstation, a discapito della Nintendo di Yamauchi.

In realtà, ragionando un attimo a posteriori, la notizia di un Dragon Quest su DS era anche abbastanza prevedibile.
I Dragon Quest sono infatti usciti sempre sulla console più venduta in Giappone, e quale console vendeva più del DS all'epoca? Il Wii era appena uscito, ma in ogni caso la notizia dello sviluppo del decimo capitolo per quella che fino allo scorso E3 era la regina delle console casualotte sarebbe arrivata un paio di anni dopo, a Dicembre 2008.
Insomma, il trasbordo della serie Dragon Quest da console Sony a console Nintendo è stato l'ennesimo, lampante, segno dell'egemonia Nintendara in questa generazione videoludica.

Ora, dopo i soliti due secoli di attesa, Dragon Quest IX è uscito anche in Italia e i possessori di DS italioti che non perdono tempo con le minchiate da casualotti hanno preparato le R4 e avviato i torrent.
Io no ovviamente, io sono un giocatore serio e Dragon Quest IX ci tengo ad averlo originale, checcazzo. Ergo me lo sono comprato a Livigno insieme a una stecca di Marlboro.

Approcciarsi a un jrpg così classico dopo le """"""meraviglie"""""" di Final Fantasy XIII è stato un po' straniante.
Ci vuole un po' l'animo del retrogamer per avvicinarsi a Dragon Quest IX.
Non tanto per lo stile grafico, che come al solito ho trovato delizioso ed ispirato (vuoi perchè adoro Akira Toriyama e vuoi perchè il monster design di questa serie è a dir poco eccezionale), quanto proprio per la struttura di gioco, che è veramente quella di un jrpg duro e puro.

Nonostante questo stiamo comunque parlando di un titolo fresco e piacevole da giocare, perfettamente adattato al ritmo di gioco di una console portatile tra l'altro.
Sebbene infatti, come la tradizione della serie impone, si possa salvare solo nelle Chiese, Dragon Quest IX è strutturato in modo che il giocatore possa affrontare sessioni di gioco non troppo lunghe. Almeno fino al punto in cui sono arrivato ora. E spero che la cosa non cambi, perchè francamente l'idea di spararmi dungeon che durano cinque ore su DS senza la possibilità di salvare mi attira come un altro campionato vinto dall'Inter.

La storia del gioco viene poi raccontata attraverso i personaggi secondari lungo una serie di quest autoconclusive legate da un filo conduttore che fa da collante per tutta l'avventura.
Storia che, complice questa sua struttura "a episodi", sto trovando molto piacevole, poco pretenziosa ma allo stesso tempo interessante e ben raccontata. Una roba semplice ma immensamente più godibile di quel polpettone di Final Fantasy XIII (che sicuramente non brillava per quanto riguarda il comparto narrativo).
A qualcuno potrà dar fastidio che il party di Dragon Quest IX sia "impersonale" (tutti i personaggi sono customizzabili a discrezione del giocatore, sia nell'aspetto che nella classe, e non parlano MAI), soprattutto a chi ha amato Jessica, Angelo e Yangus di Dragon Quest VIII, ma francamente la cosa non mi sta dando per nulla fastidio.

Tirando le somme direi che Dragon Quest IX è al momento uno dei migliori esponenti del genere a cui appartiene. Se ancora i jrpg non vi hanno fracassato i coglioni dovete giocarlo.
Sono curioso anche di vedere cosa tireranno fuori con l'episodio per Wii, di cui ancora non si è visto un tubo.

martedì 23 marzo 2010

Nintendo 3DS: il nuovo portatile Nintendo

La notizia è una discreta bomba.
Già si vociferava di una presentazione imminente del successore del DS.
Ora ne abbiamo la conferma.

In un comunicato ufficiale Nintendo ha rivelato che al prossimo E3 di Los Angeles verrà presentata ufficialmente la sua nuova console portatile: il Nintendo 3DS.
Le caratteristiche della console sono ancora avvolte nella nebbia, l'unica cosa certa è che offrirà le tre dimensioni senza la necessità di utilizzare occhialini.
Che dire, già questo basta a far salire la scimmia.
Pare confermata anche la retrocompatibilità con i titoli DS.
Aspettiamo fiduciosi la fiera di Los Angeles a questo punto.
Fiera che si preannuncia oltremodo interessante tra l'altro.

Piccola precisazione che tengo a fare, visto il periodo dell'anno in cui ci troviamo: la notizia a quanto pare NON è un pesce d'Aprile in anticipo.

martedì 2 marzo 2010

Zelda Difference

C'è stato un tempo in cui "giocare a Zelda" era sinonimo di vivere la propria passione videoludica in modo serio.
"Giocare ad Ocarina of Time" in epoca PS1 non significava semplicemente giocare ad Ocarina of Time. Era come abbracciare una determinata filosofia di vivere il videogioco, era lasciarsi stregare dalla "Nintendo Difference".
Girovagare tra le lande di Hyrule in sella ad Epona voleva dire rinnegare la tamarraggine andante degli anni d'oro di Playstation, significava prendere le distanze dalle tette squadrate di Lara Croft, dai Tomb Raider tutti uguali, dai Vip che tentavano di prendere in mano un pad con scarsi risultati, dalle console cippate, dalle cazzate dei media generalisti e dall'Inter.
Insomma, giocare a Zelda nel 1999 voleva dire essere dei cazzo di Nintendari, dei videogiocatori veri e non della gente che si era comprata la pleistéscion perchè andava di moda.

Oggi, dieci anni e svariate cotte pre e tardoadolescenziali dopo, la situazione si è un attimino ribaltata.
Le console Nintendo vengono spesso comprate perchè vanno di moda ed essere Nintendaro non significa fondamentalmente più un cazzo.
La Nintendo Difference, di fatto, non esiste più.
E meno male, direbbe qualcuno.

Di conseguenza, anche "giocare a Zelda" non è più un concetto pregno di significati come poteva essere in epoca Nintendo 64.
Ciò è dovuto a una serie di fattori che si combinano tra loro in maniera più o meno contorta:
- Siamo cresciuti, abbiamo più di vent'anni, abbiamo scoperto la figa e di tutte queste cazzate non ce ne frega più una ceppa. Giochiamo e basta, chisselaincula la console war e la lotta di classe tra casual e hardcore gamers, che i problemi nella vita sono altri, soprattutto in Italia.
- Gli Zelda non sono più una cosa che ti fa urlare "minchia mai vista una roba del genere" come in passato.
- Gli Zelda sono grossomodo sempre uguali e hanno una struttura di gioco vecchia dentro.
- In giro c'è effettivamente roba più immersiva di Zelda. Il sense of wonder è altrove. In un Mass Effect, per dire. Ma ci butterei dentro anche un Fallout 3.
- I videogiochi sono diventati una roba più "fredda" e "asettica" rispetto a dieci anni fa. Che poi anche questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che siamo cresciuti e non riusciamo più a vedere la maggìa dentro i poligoni. Anche questo può essere.

I tempi cambiano, direbbe qualcuno.
Ad ogni modo, hai da poco iniziato Zelda: Spirit Tracks per DS.
Lo Zelda col treno, per intenderci, di cui hai sentito parlar malissimo negli ultimi due-tre mesi.
Gente che diceva che era palloso, gente che diceva che le sezioni in treno erano un vero e proprio palo al culo, gente che diceva che era uguale a Phantom Hourglass. Ovviamente c'era anche quello che lo descriveva come il miglior titolo della storia, quando si parla di Zelda c'è sempre l'esaltato di turno.
Si parla di Nintendari, in fondo.

Premessa: a te Phantom Hourglass era piaciuto. Però, però, però...
Però già sentivi che qualcosa era andato perso, già l'avevi trovato uno Zelda bello ma senz'anima.
Giocarci non ti faceva sentire come ai tempi di Link's Awakening, per dire.
"Giocare a Zelda" non voleva già più dire un cazzo con Phantom Hourglass.
E poi c'era quel fottutissimo dungeon di cui hai rimosso anche il nome (labirinto del Re Mar? Potrebbe essere?), una roba talmente odiosa, pallosa, insopportabile e stracciacoglioni che levati.
Per il resto Phantom Hourglass era carino. Tante belle idee, graficamente delizioso e un sistema di controllo che sfruttava il DS a dovere.
Spirit Tracks è il suo seguito e gli somiglia in maniera imbarazzante.
E' un more of the same vero e proprio.
Chissenefrega, ti dici, a te il more of the same non dà fastidio, no? Sì okkei. Non ti dà fastidio ma in determinati casi.
Non ti dà fastidio quando il concept di gioco è una roba talmente geniale e nuova che ti vien voglia di avere tra le mani un seguito seduta stante. Mario Galaxy 2 è un esempio.
Nel caso di Zelda però, che è una saga concettualmente così vecchia che necessita di una bella rinfrescata e una spruzzata di novità corpose a ogni sua uscita, il more of the same è una roba quasi terrificante.

Majora's Mask, per citare un caso emblematico, era diversissimo da Ocarina, nonostante le similitudini estetiche.
Spirit Tracks invece assomiglia di brutto a Phantom Hourglass, sia esteticamente che a livello di idee. Certo, c'è il treno al posto della barca (che funziona pure peggio della barca, ehm), ma per il resto siamo lì.
Per dire, anche qui c'è il mega-dungeon multilivello da percorrere a più riprese, cazzo.

No, no, decisamente non ci siamo.
O meglio, ci siamo perchè alla fine Phantom Hourglass era un bel gioco, ma da un episodio di Zelda mi aspetto molto di più.
Non un data-disk col treno.

E' notizia di questi giorni che Zelda Wii dovrebbe uscire entro il 2010.
Ora, io sono uno di quelli che si augura che questo nuovo Zelda sappia portare un mucchio di novità.
Novità che lo stravolgano un attimino nelle sue meccaniche principali però, non uno (scontato) combat system col Wii Motion Plus.
Perchè dai, diciamocelo. Così com'è Zelda ha un attimino stufato.
C'è bisogno di aria nuova. Tanta aria nuova.
E già che ci siamo un sistema di salvataggio più moderno e a prova di vita sociale non guasterebbe.

martedì 3 marzo 2009

Chrono Trigger


Io e i giochi di ruolo nipponici ultimamente non abbiamo un bellissimo rapporto.
Troppo lunghi, troppo difficili, troppo retro e chiusi in sè stessi. Troppo imbalsamati in meccaniche di gioco che nel 2009 sanno di vecchio.
Uno può essere nerd quanto vuoi, ma a 23 anni non è facilissimo trovare il tempo per giocarsi un jrpg di oltre 50 ore.
I primi problemi sono arrivati con Dragon Quest VIII. Un gioco eccelso per carità, profondo e con un character design della madonna, ma decisamente vecchio dentro.
Poi mi viene in mente Lost Odissey, che oltre a essere vecchio dentro aveva pure un character design che non mi faceva impazzire e un'atmosfera generale che proprio non riusciva ad acchiapparmi.
In mezzo c'è stata la piacevole parentesi di Final Fantasy XII ok, che però, diciamocelo, ha poco di un Final Fantasy e di jrpg in generale.
Però...
Una volta non era così, una volta mi esaltavo come un pazzo quando mettevo le mani su un nuovo Final Fantasy.
Poi ci sono tantissimi vecchi jrpg che non sono mai riuscito a giocare, capolavori del passato che mi sono sfuggiti, forse un po' per colpa mia e forse perchè nessuno si è mai degnato di portarli in Europa.
Mario RPG ad esempio, che ho recuperato a Ottobre sulla Virtual Console. Un jrpg senza pretese che però mi ha colpito proprio per la sua spensieratezza. Bello davvero.
Poi c'è Xenogears. Mai giocato e probabilmente mai lo giocherò.
Ma soprattutto, c'era lui: Chrono Trigger. Uscito nel 1995 su SNES, in 14 anni l'avevo sentito mitizzare in tutte le salse. C'era chi lo descriveva come il miglior jrpg di sempre, c'era chi mi diceva che fosse il miglior gioco per SNES, c'era chi mi diceva addirittura che fosse il miglior videogioco di sempre. Riccardo mi ha anche raccontato di aver visto la Madonna dopo aver inserito per la prima volta la cartuccia del gioco nel suo SNES!
Minchia, mi ero detto, prima o poi questo voglio giocarmelo...
Ebbene, il 10 Febbraio 2009 Chrono Trigger è finalmente giunto in Europa dopo quasi 15 anni, nella sua incarnazione per DS. Io ovviamente l'ho comprato e in tre settimane me lo sono spolpato. E che GIOCO signori! Che gioco.
Per far capire la bellezza di Chrono Trigger dico solo che probabilmente se l'avessi giocato nel 1995 oggi come oggi valuterei un capolavoro della mia "infanzia" come Final Fantasy VII sotto un'ottica diversa.
La cosa che più mi ha impressionato di CT è infatti il suo essere splendidamente attuale. A mio avviso è invecchiato benissimo. Sembra quasi più nuovo dei Final Fantasy usciti in epoca psone. Ma non solo, sembra quasi incredibile ma Chrono Trigger mi è sembrato per certi versi più moderno di un jrpg come Lost Odissey, uscito l'anno scorso su XBOX 360.
In un periodo in cui la mia soglia di sopportazione dei giochi di ruolo nipponici è al minimo storico, Chrono Trigger è riuscito a farmi riscoprire un genere che ormai ritenevo incapace di risvegliare in me quelle antiche emozioni che riuscirono a darmi titoli come Final Fantasy VII! Tutto ciò è bellissimo.
Valorizziamo il passato videoludico ragazzi, non dimentichiamocelo mai. Facciamoli uscire questi fottuti remake, facciamo conoscere i capolavori del passato alle generazioni che non sono riuscite a giocarli. E' cultura anche questa.
Ma torniamo a noi...
Chrono Trigger sembra "nuovo" perchè non è quasi mai frustrante, graficamente si lascia ancora guardare e ha stile da vendere. Il sistema di combattimento semplice ma non banale lo rende veramente piacevole da giocare.
Esplorare gli ambienti di gioco è poi un'esperienza suggestiva. Raramente si rimane incastrati da qualche parte in un dungeon che sembra progettato dal cugino scemo di Escher. Si esplora, si assaporano le bellissime location in grafica 16 bit e ci si immerge in un mondo fantastico, in un'avventura splendida che pare una via di mezzo tra Ritorno al Futuro, la quinta serie di Lost, Dragon Ball e Croch Sround.
Non ci si annoia mai. Come puoi annoiarti quando devi viaggiare nel tempo attraversando il medioevo, il presente, un futuro apocalittico e la preistoria? Per non parlare di una capatina in una simil-Atlantide. Il tutto assieme a dei personaggi eccezionali (di cui, incredibilmente, nessuno mi stava sul cazzo!)
Tutto questo, ricordiamolo, condito da un character design eccelso di Akira Toriyama.
In questi anni il creatore di Dragon Ball ha curato il character design di innumerevoli giochi. I Dragon Quest, Tobal, Blue Dragon...
Ma davvero, a mio modo di vedere Chrono Trigger rappresenta il suo capolavoro in ambito videoludico. Non c'è confronto, basta guardare qualche artwork per rendersene conto.
E poi le musiche. Dio santissimo cosa non sono le musiche di questo gioco! Basta sentire il tema di Frog/Glenn per capirlo, tanto per citarne una.
Goduria massima insomma e tutto ciò che posso dirvi è: GIOCATELO anche se schifate i jrpg.
A tutte queste lodi poi aggiungete il fatto che Chrono Trigger ha una struttura a dir poco innovativa per l'epoca in cui è uscito. Può praticamente essere completato dopo pochissime ore di gioco volendo e a seconda del momento e del modo in cui lo finirete potrete vedere fino a 12 finali diversi (13 nella versione DS).
Unica nota stonata: la versione DS da me presa in esame è in inglese, ma francamente sbattetevene che l'inglese oggi come oggi conviene impararlo, fidatevi.
E ora aspetto di giocare Chrono Cross.

martedì 30 ottobre 2007

Pokèmon Diamond

In questi giorni in cui il destino mi ha costretto a stare senza 360 tra le altre cose ho deciso di rimettere mano al DS e a Pokèmon Diamond per fare un po' di (mal)sano level-upping.
Al che mi son reso conto di una cosa. Non avevo mai parlato dell'ultimo Pokèmon sul mio blog!
Rimediamo subito, anche perchè stasera non ho molto di meglio da fare.
Pokèmon Diamond & Pearl sono gli ultimi due episodi della mostriciattolosa e fortunatissima saga made in Nintendo nata sul primo Game Boy.
Pokèmon ora è sbarcato su DS e, manco a dirlo, anche qui ha venduto come il pane.
C'è da dire che la saga è cambiata veramente poco, a livello strutturale, nel corso degli anni. Ogni episodio è stato un'evoluzione dei precedenti, ma non c'è mai stato uno stravolgimento a livello di gameplay o di struttura di gioco. Il conservatorismo della saga Pokèmon è innegabile.
La storia insomma è sempre la stessa. Siete il ragazzino più sfigato del mondo che un giorno trova quasi per caso una Pokè-ball e parte per il mondo all'avventura, con il sogno di catturare tutti i mostriciattoli esistenti (cosa, di fatto, quasi impossibile, a meno che non siate un ultra nerd giapponese che vive in simbiosi con ogni episodio di Pokèmon finora pubblicato, spin off compresi). Ad accompagnare le vostre gesta di aspirante "allenatore" c'è il solito rivale che ownerete ogni volta che ne avrete l'occasione e un "Team" che tenterà di conquistare il mondo a suon di Pokèmon (detta così è effettivamente inquietante).
La storia, insomma, è sempre la stessa.
C'è da dire però che ogni episodio di Pokèmon trasuda cura da tutti i pori, e Diamond e Pearl non fanno eccezione.
Punti forte di questi giochi sono la voglia di scoprire un nuovo animalaccio da addomesticare, il senso di stupore ogni volta che ci si trova davanti a un nuovo Pokèmon (o a un Pokèmon leggendario, che in questi due episodi DS sono presenti in quantità industriale), la soddisfazione al momento del level up.
Ma è anche il sistema di combattimento che, pur essendo collaudatissimo e rodato, funziona ancora alla grande dopo dieci anni.
Pokèmon Diamond & Pearl quindi non rivoluzionano per nulla. Ma nonostante tutto non si può dire che questi due titoli non sfruttino appieno il DS, tutt'altro. Fanno un grandissimo uso della wi-fi connection, che rende di fatto più fattibile il traguardo del completamento del Pokèdex grazie a un ottimo sistema di scambi online.
Graficamente parlando poi Pokèmon DS è un gran bel vedere, con le sue ambientazioni semi-poligonali. Nulla di sconvolgente o che cambia più di tanto l'estetica del gioco, ma che senza dubbio fa bene il suo lavoro.
Unica cosa che fa un po' storcere il naso? Diciamolo, l'aspetto dell'ultima infornata di Pokèmon non è così accattivante come i primi 150 creati. Ma d'altronde, arrivati a 500 e passa mostri diversi anche le idee iniziano a scarseggiare un po'.