mercoledì 7 ottobre 2009

Stavo facendo caso a una cosa...

Stasera, mentre sentivo mio padre lamentarsi di quel dannatissimo Playstation Store che non funziona mai, mi sono reso conto di una cosa.
Con le console portatili "classiche" ultimamente ci gioco veramente pochissimo.
Il DS praticamente lo uso solo in vacanza e l'ultima volta che ne ho fatto un utilizzo massiccio è stato per giocare il porting di Chrono Trigger.
La PSP pure, la uso una volta ogni morte di Papa o quando proprio esce un giocone imperdibile. Ma anche lì è tutto da vedere, visto che in genere l'acquisto dei gioconi per PSP viene rimandato se nello stesso periodo esce roba interessante per le console da casa.

In compenso ultimamente gioco parecchio con l'iPhone.
Partitelle da mezzo minuto e via in genere, ma alla fine è questo il senso delle console portatili, no? Qualcosa che aiuti a riempire i tempi morti.
Poi per iPhone ultimamente sta uscendo della bella roba.
Puzzle Bubble è parecchio carino ad esempio e devo ancora ringraziare Nab per avermi consigliato Racer, uno spettacolare giochino da una botta e via!
Insomma, non so se questo fatto possa voler dire qualcosa, probabilmente no, però fino a qualche anno fa non avrei mai pensato che avrei giocato così tanto su un cellulare avendo già sia PSP che DS.
E invece l'iPhone, zitto zitto, quatto quatto... Vuoi vedere che tra qualche anno la Apple...
Bah, che cazzo ne so!

E nel frattempo la PSPgo sta facendo diventare mio padre un antisonaro peggiore di Nab.
Ma non è colpa della console, è colpa di Sony e del suo puzzosissimo Playstation Network.
Io dico solo che tra qualche giorno esce su iPhone il gioco ufficiale di Chuck Norris e che, se proprio devo, Gran Turismo Portable me lo piglio su UMD.
Anche se devo ammettere che quella dannatissima PSPgo è proprio un bell'oggettino e mi fa un sesso incredibile. Mah!

lunedì 5 ottobre 2009

Guitar Hero 5

Alla fine non è brutto.
No, dai, forse è pure meglio del World Tour.
Certo c'è una tracklist un attimino schizofrenica; questo episodio di Guitar Hero butta veramente nel calderone un po' di tutto: Nirvana, Muse, Queen, Blur, Prodigy, Bon Jovi e chi più ne ha più ne metta.
Una tracklist corposa per carità, il problema è che in questo modo Guitar Hero 5 sembra un po' una roba senza personalità. Fa contenti un po' tutti ma non esalta nessuno.
Sì, perchè dopo aver visto una roba che sprizza carattere da tutti i pori come The Beatles Rock Band non è facilissimo accontentarsi, almeno da questo punto di vista.
Anche graficamente parlando lo stile della serie Guitar Hero ha un sapore veramente pacchiano, grezzo e insopportabile confrontato con l'ultimo episodio tematico di Rock Band.
Ma forse è inutile lamentarsi, lo stile di Guitar Hero è sempre stato questo, probabilmente siamo noi che siamo diventati più esigenti, con la puzza sotto il naso, schizzinosi, gnègnègnè.
Però dai, anche la cosa dei grandi musicanti che si possono utilizzare per suonare TUTTE le canzoni è una mezza puttanata. Perchè se è fighissimo vedere Matthew Bellamy che canta Plug in Baby, non è altrettanto figo vederlo cantare una canzone dei Coldplay accanto a un metallaro-vichingo con un discutibilissimo gusto per l'abbigliamento e al tuo avatar che suona la batteria.
Anzi, volendo puoi metterci lo stesso Bellamy alla batteria, per la gioia della Ventura!

Alla fine però non è malaccio dai.
Molte canzoni secondo me sono divertentissime da suonare e in genere è stato bello tornare a un livello di difficoltà un po' più cazzuto dopo Rock Band 2 e Beatles, giochi decisamente più "permissivi", soprattutto il secondo.
E comunque sì, è meglio di World Tour, che da Rock Band secondo me prendeva sonorissime legnate.
Anche Guitar Hero 5 ne prende eh, però incassa un po' meglio.

giovedì 1 ottobre 2009

Shadow Complex

"Io l'avevo detto che era meglio andare al mare!!!"

Voi siete il tizio dell'immagine e avete passato la settimana a litigare con la vostra tipa per decidere cosa fare durante il week-end.
Alla fine, come sempre, l'ha spuntata lei.
Così a voi tocca portarla a fare una scampagnata tra i boschi, in mezzo a una natura incontaminata che più incontaminata non si può.
Che due coglioni, voi volevate stare a casa a vedervi il derby...

Vabbè, in fin della fiera siete lì in mezzo al bosco che fate bird watching come una checca quando a un certo punto vi imbattete in una caverna gigantesca tipo le grotte di Postummia.
Quella rincoglionita della vostra ragazza dice che vuole esplorarla.
Lì per lì vorreste semplicemente dirle che quell'idea è una stronzata grossa come una casa, ma con le donne non bisogna mai essere rudi si sa, quindi tentate semplicemente di dissuaderla.
La zoccola ovviamente non vi caga nemmeno ed entra nella grotta...

La seguite, ovviamente la perdete di vista e d'un tratto la sentite urlare.
Ci sono due tizi vestiti come i Power Rangers che la stanno rapendo e portando dentro una specie di casermone che sorge proprio all'interno della caverna.
Con vostra grande sorpresa vi rendete conto che là sotto c'è una gigantesca base terroristica, con tanto di armi ultra-tecnologiche, armature fantascientifiche, mech, aggeggi con le gambe vagamente somiglianti ai Gekko di Metal Gear Solid 4, fucili che sparano schiuma che esplode e tanta altra bella roba.
E la vostra tipa è stata rapita proprio dai tizi che vivono lì, probabilmente degli interisti che vogliono conquistare il mondo.
Ovviamente l'hanno scambiata per una spia perchè sono dei deficienti. Ma voi, che l'avete conosciuta al bar la settimana scorsa, siete certi che sia una ragazza normalissima!

Bè, comunque non potete lasciarla in mano agli interisti terroristi e così decidete di infiltrarvi in quella base sotterranea supergigapresidiata per salvarla.
Ed è così che vi trovate catapultati in questa avventura che ricorda un casino i vari Metroid e Castlevania.
Dovrete esplorare la mappa di gioco per raccogliere tutti i vari potenziamenti (armi, armature, aggeggi semi-fantascientifici) che vi consentiranno di salvare la vostra ragazza e di sconfiggere gli interisti cattivi.
I problemi sono solo due: primo che la vostra ragazza non ve la darà neanche dopo tutto 'sto sbattone, secondo che la trama del gioco sembra un po' quella di un Metal Gear dei poveri, ma in fondo chissenefotte se il gioco spacca.

Sì perchè Shadow Complex in effetti rulla ed è veramente una delle punte di diamante del Live Arcade.
Divertente da giocare (vabbè, è praticamente Metroid, ci mancherebbe altro), graficamente ottimo e con un backtracking intelligente per nulla fastidioso. Bello davvero, forse la storia principale dura un po' pochino se non si mira a completare tutto al 100% ma alla fine è un difetto marginale.

Vabbè, scusate per la recensione svarione ma questa settimana mi mancava il post delirante.
Ah, se ve ne fregasse qualcosa vi dico che questo gioco è basato sulla serie Empire dello scrittore Orson Scott Card.
Così, a titolo informativo.

Metal Gear Solid Peace Walker

Mioddio.
Ma cosa ci fa un gioco del genere su PSP?
Voglio dire, è spaziale, è bellissimo e si ricollega agli eventi di Snake Eater che è il mio Metal Gear preferito... Ma perchè fare questo gioco su un portatile?
Vogliamo mettere quanto sarebbe stato meglio vedere la nascita di Outer Heaven su una delle console maggiori?
Ad ogni modo Peace Walker entra pesantemente nella lista dei most wanted del 2010.
Day One assoluto.

martedì 29 settembre 2009

Super Street Fighter 4


Confermato l'arrivo di Super Street Fighter 4.
Di certo, almeno per il momento, si sa che ci saranno due nuovi personaggi.
Uno è T. Hawk, direttamente da Super Street Fighter 2.
L'altro è una gentil donzella, una certa Juri che francamente non ho idea di chi cazzo sia, probabilmente un personaggio nuovo.
Dovrei essere un po' incacchiato per questo continuo mungere la vacca da parte di Capcom, dovrei magari scrivere un post di lamentele sul fatto che cribbio, non è possibile annunciare l'edizione migliorata di un picchiaduro a neanche un anno dalla sua uscita.
Ma onestamente non me ne fotte una minchia, quindi beccatevi 'ste due immagini e bòn.
Poi oh...
SUPER Street Fighter 4.
Fa molto anni 90'.
Bello.

lunedì 28 settembre 2009

Le mie console: Game Boy

Inizia l'autunno e inizia anche una nuova rubrica.
Una rubrica che, a onor del vero, avevo in mente da un bel po' di tempo. Anzi, da un sacco di tempo, pensate che l'idea risale addirittura ai tempi del mio vecchio blog di MSN, vale a dire 2006 inoltrato.
Come potete capire dal nome, in questi post parlerò delle mie console.
Delle loro caratteristiche, dei loro giochi, ma soprattutto dei ricordi ad esse legati.
Perchè il videogiocatore è un'anima romantica dopotutto e la console è un oggetto che può riportarci alla mente un sacco di ricordi belli o brutti. Più belli che brutti, forse.
Ebbene, allora cominciamo!
Partiamo dall'inizio...

Il Game Boy.
Il Game Boy è stata, di fatto, la mia prima console.
Non la console che mi ha fatto appassionare ai videogiochi, ci mancherebbe altro, per quello c'è tempo, ma è stato sicuramente il primo videogioco serio su cui io abbia messo le mani.
Ricordo che la prima volta che vidi un Game Boy avevo tipo sei anni, era il 1991 e mi trovavo al rifugio dei Laghetti, sopra Bormio 2000.
Vidi una bambina di qualche anno più grande di me che teneva tra le mani uno strano coso grigio di forma rettangolare.
Mi avvicinai e le chiesi cosa fosse. Mi spiegò che era come il GIG Tiger, ma che su quello potevi cambiare i giochi.
Continuando a non capire un cazzo, le chiesi di spiegarmi meglio.
Lei allora, un po' spazientita da quel bimbetto rompicoglioni, spense la console ed estrasse la cartuccia del gioco a cui stava giocando.
"Sono queste cassette qua", mi disse, "ognuna è un gioco!"
La prima volta che vidi la cartuccia di un Game Boy fu una sensazione strana ora che ci penso, una cosa quasi mistica. E' bizzarro perchè quella sensazione lì la provo un po' ancora oggi, anche se in misura chiaramente minore, quando afferro un pad di una console nuova per la prima volta.

Qualche mese dopo mio padre, una sera, tornò da Milano con un pacchettino.
Avevo iniziato da poco la prima elementare e voleva farmi un regalo.
Nel pacchetto c'erano un Game Boy (con Tetris) e due giochi: Turtles (per cui all'epoca andavo matto) e Balloon Kid. Credo che all'epoca Super Mario Land non fosse ancora uscito in Europa, ma potrei dire una mostruosa cazzata. Ovviamente buttai tutte le scatole nella spazzatura, come era uso comune ai tempi. Deficiente.
Tetris lo snobbai completamente (ma avrei recuperato alla grande negli anni successivi) e mi gettai a pesce sulle tartarughe ninja.
Naturalmente a giocare ero una chiavica mostruosa, peggio del Milan di adesso.
Riuscivo a superare a stento il primo livello.
Però che bella serata che fu!

In quegli anni il Game Boy fu un inseparabile compagno di viaggio.
Non era come le console portatili di adesso, che in spiaggia o al sole le puoi usare tranquillamente come specchio.
Col Game Boy ci potevi giocare veramente ovunque ed era ovviamente indistruttibile.
Poi va bè, all'epoca si era anche meno schizzinosi e feticisti, oggi se c'è un graffietto sullo schermo della PSP apriti cielo, ai tempi sullo schermo del mio Game Boy sembrava ci fosse passato Wolverine e ce ne sbattevamo il cazzo. Che tanto si riusciva a giocare lo stesso.
E poi sul Game Boy c'erano dei giochi a dir poco impressionanti.
Una console in bianco e nero, a 8 bit, non retroilluminata ma in grado di non sfigurare di fronte a niente.
Si pensi ai due meravigliosi Super Mario Land.
Giocati allo sfinimento per anni e anni.
Per non parlare dei Wario Land e dei tecnicamente impressionanti Donkey Kong Land (sì, il suffisso "Land" era decisamente in voga).
Roba a dir poco magnifica.
Avrei anche storielle interessanti da raccontare.
Alcune leggende metropolitane curiose, come una pellicola che, se applicata allo schermo, faceva diventare il portatile Nintendo una console a colori.
Oppure quell'altra che circolava, secondo la quale se prendevi una cartuccia del Game Gear e la tagliavi ai lati questa funzionava anche su un Game Boy. Chissà se qualcuno ci ha mai provato.
Ma anche roba vera.
Tipo mio padre che in giro per Como trovò in mezzo alla strada una cartuccia giapponese di Track and Field.

Tra una balla e l'altra il Game Boy è stata una console che ho consumato per quasi undici anni.
Fino al 2001, quando uscì il suo successore, il Game Boy Advance, console di cui parlerò a parte perchè ho quintali di cose da dire.
Se poi pensiamo che a Tetris qualche partitella saltuaria l'ho fatta fino all'uscita dell'episodio del DS, salta fuori che al Game Boy ci ho giocato dal 1991 fino al 2006. A dir poco impressionante.
Ovviamente il Game Boy ebbe diversi restyling estetici, tra cui il Game Boy Pocket e, soprattutto, il Game Boy Color.



Il mio Game Boy Color arrivò nel 1998 e ricordo che all'epoca fu una cosa abbastanza epocale.
Per la prima volta un portatile Nintendo era a colori!
In realtà la cosa era meno figa di quanto si potesse pensare visto che il Color non era neanche retroilluminato.

Tra l'altro è bizzarro pensare che il gioco simbolo del mio periodo "Color" sia stato un titolo nato per il vecchio Game Boy bicromatico: Pokèmon.
Agli inizi degli anni 2000 il fenomeno dei mostriciattoli tascabili iniziò a impazzare anche in Italia. All'epoca ero già grandicello in effetti, ciononostante non potevo ignorare questa mania dilagante che partiva proprio dal mondo dei videogiochi, in un titolo targato Nintendo tra l'altro.
Fu probabilmente il coinvolgimento della grande N che accese la mia curiosità, e così misi le mie manacce su Pokèmon Rosso. Quello che scoprii fu un jrpg dalle meccaniche di gioco semplici (e forse anche un po' vetuste) ma impreziosite dal fattore collezionismo.
Perchè cazzo, era veramente una figata "collezionarli tutti". O meglio, cercare di farlo.
E i due seguiti di Pokèmon Red e Blu, i fantastici Gold e Silver di cui a breve usciranno dei remake per Nintendo DS, erano ancora meglio (e finalmente, programmati per rendere al meglio sullo schermo a colori del Game Boy Color).
Ma la cosa veramente fantastica della saga Pokèmon era quella sorta di cameratismo che si creava con gli altri giocatori.
Per completare il gioco al 100% la socializzazione era fondamentale. Era basilare trovarsi con qualcun altro per eseguire scambi. Ed era bello farlo, parte integrante dell'esperienza di gioco.
Che figata poi quando si discuteva dei segreti e venivano fuori leggende metropolitane senza senso.
"Lo sai come si cattura Mew? Devi andare a sud della mappa usando Surf. Ecco, lì c'è un'isola! Arrivi lì, trovi una roccia. Usi Spaccaroccia cinque volte con intervalli di cinque secondi e trovi un passaggio! Entri nella grotta, vai in su, poi in giù, a destra, a sinistra, giri su te stesso saltellando su un piede solo cantando l'inno della Lazio, poi vai a destra. Ecco lì c'è Mew! Devi affrontarlo con un Pokèmon di livello multiplo di 5 e quando la sua energia è a metà gli lanci in successione quattro Pokè Ball, sei Ultra Ball e ancora quattro Pokè Ball. Poi lo paralizzi e SOLO a quel punto usi la Master Ball per catturarlo! A questo punto esci dalla grotta entro cinque secondi, se ci metti di più ti cancella i salvataggi!"
Che belle cose, ragazzi! E ovviamente c'era gente che ci provava! XD

Pokèmon a parte, comunque, su Game Boy Color si vide anche altra roba discretamente interessante.
Venne fatto ad esempio un remake a colori del bellissimo Zelda: Link's Awakening e uscì anche una sorta di interessantissimo episodio apocrifo di Metal Gear, il famoso Metal Gear Solid: Ghost Babel.
E poi ci sarebbe anche altra roba che purtroppo non ho mai giocato. I due Zelda Oracle of Ages e Oracle of Seasons ad esempio, ma anche Mario Golf e Mario tennis.
Sì, effettivamente devo ammettere che la mia ludoteca Game Boy Color fa abbastanza cacare il cazzo. Robaccia come Mortal Kombat 4, Gex, addirittura quella troiata epocale di Carmageddon... Una roba quasi imperdonabile, visto e considerato che all'epoca di videogiochi un po' ne sapevo ormai. Consideriamo poi che ho perso la cartuccia di Pokèmon Gold e il quadretto è completo! XD
Nel 2001 comunque il vecchio e glorioso Game Boy, anche se a colori, iniziava a sentire il peso degli anni ed era inevitabile che a breve sarebbe stato sostituito. Ma questa è un'altra storia, che racconterò moooolto più in là.
Nel prossimo episodio, se tutto va bene: Super Nintendo!

domenica 27 settembre 2009

District 9

Visto ieri pomeriggio, in condizioni a dir poco ottimali.
Sala quasi completamente vuota a parte me, un tizio sui sessant'anni e un ragazzo con la fidanzata.
Nessun marmocchio urlante, nessuna combriccola di adolescenti casinari, zero ruminatori di pop corn, neanche una ragazzina intenta a messaggiare per tutta la durata del film.
Uno sballo, praticamente la tranquillità del salotto di casa con la qualità del cinema.
Fosse sempre così sarei disposto a pagare anche dieci euro di biglietto per tutte le volte che vado a vedere un film.
Peccato che 'sta calma è una cosa più unica che rara, propria probabilmente degli spettacoli delle 14.30 di film di fantascienza un po' di nicchia. E peccato anche che in genere setteeuroesessanta di biglietto sono anche troppi per il bordello che c'è.
Già immagino la cagnara che ci sarà la settimana prossima per Bastardi Senza Gloria. Brrrr...

Ma parliamo di District 9.
Un film di fantascienza sui generis, che come saprete inizialmente doveva essere il famoso film di Halo, almeno prima che il progetto saltasse per aria.
District 9 non ha infatti nulla a che vedere con Spartan, Covenant, Flood e tutto l'universo creato da Bungie.

Ad ogni modo District 9 è una pellicola estremamente interessante ed è forse uno dei migliori prodotti fantascientifici degli ultimi anni.
In realtà i giudizi entusiastici stanno fioccando un po' da ogni dove, qualcuno si è anche sbilanciato pesantamente dicendo che District 9 è il nuovo metro di paragone della fantascienza moderna, come poteva esserlo stato Blade Runner prima di lui.
Io non mi pronuncio, preferisco andarci piano con i giudizi, anche perchè detronizzare mostri sacri come Blade Runner non è una cosa che si può fare così su due piedi.
Il film di Blomkamp è in ogni caso un piccolo gioiello, che sicuramente verrà ricordato molto a lungo.
Già l'immagine qui sopra parla da sola direi.
La nave madre che resta sospesa immobile e sinistra sopra Johannesburg è uno degli spettacoli visivi più ipnotici e suggestivi che si siano mai visti.
Il film si sviluppa inizialmente come una sorta di documentario per poi prendere pieghe narrative più classiche.
L'idea di fondo che fa da scheletro a tutta la vicenda è originalissima.
Alieni visti non come invasori o creature amichevoli, ma come profughi interstellari, costretti ad ambientarsi in un mondo che non è il loro e alla convivenza forzata con una specie diversissima. Il tutto poi si svolge in Sud Africa, con i risvolti che questo può comportare.
Ecco, un altro dei grossi pregi di questo film è quello di non essere ambientato in America, ma in Sud Africa. Che non è una mia sparata anti-yankee che butto lì tanto perchè fa figo, ma ha un suo perchè.
Il film ha chiaramente dei sottotesti politici riguardanti il paese in cui si svolge e questo lo pone a un livello superiore rispetto alle solite baracconate fantascientifiche che si vedono al giorno d'oggi.
District 9 riesce nella difficile impresa di miscelare una lunga serie di elementi apparentemente inconciliabili tra di loro.
E' un film che ad esempio, nonostante i temi trattati, riesce a essere anche ironico in certe situazioni che altrimenti sarebbero terribilmente tese. C'è umorismo in District 9, ma non è l'umorismo da commediola da quattro soldi, non è l'ignobile battuta sul robot con le palle di Transformers 2; è un umorismo più sottile, per certi versi grottesco. Qualcosa che ti strappa un mezzo sorrisetto storto nel bel mezzo di un momento ad alto tasso di drammaticità.
C'è anche tanto splatter, una violenza visiva che, seppur non raggiungendo mai livelli insostenibili e fastidiosi, non si vede tanto spesso in produzioni di questo tipo (almeno ultimamente).
Ma in District 9 ci sono anche momenti epici e momenti toccanti, tra cui un bellissimo rapporto padre e figlio, reso in maniera magistrale da due creature digitali, a dimostrazione che anche due pupazzi modellati al computer sono perfettamente in grado di commuovere.
Tutto questo insieme a tanti elementi più fracassoni come armi aliene a dir poco da cazzo duro, mutazioni genetiche, mech, guerriglia, sparatorie...
District 9 un film veramente massiccio, in cui si riesce a trovare di tutto.
C'è azione ma ci sono anche degli ottimi dialoghi e in genere si ha davvero la sensazione di star guardando qualcosa di veramente nuovo. Un film che finalmente ha delle idee e che non si limita a riciclare roba già vista.
Persino nei momenti in cui il film sembra vagamente prevedibile riesce a stupire.

E tutto questo ben di dio è realizzato con una cura maniacale, a partire dall'atmosfera che ricorda veramente in maniera impressionante capolavori videoludici come Half-Life 2.
Un plauso anche al protagonista, che per una volta non è il classico eroe della situazione. E' anzi un personaggio parecchio sfigato e anche un po' odioso, un essere umano a tutto tondo che riesce (grazie a dio) a non cadere nella trappola dello stereotipo.
Ed è proprio grazie a questo protagonista particolare e non tagliato con l'accetta che il film riesce a scongiurare i momenti di prevedibilità, visto che questo imbecille qualche cazzata deve sempre farla.
L'attore che lo interpreta, Sharlto Copley, è tra l'altro veramente bravissimo e da quel che leggo in giro è addirittura alla sua prima esperienza recitativa! Impressionante.

Insomma, non c'è dubbio che District 9 sia un tassello importante nel cinema di fantascienza di questi anni.
Da una premessa a dir poco originale si è riusciti a tirar fuori una storia girata ottimamente, ricca di spunti di riflessione e di momenti che faranno andare in brodo di giuggiole chi adora questo genere di film.
Da vedere a tutti i costi.
E a ripensarci per un film così sarebbe meglio avere la sala piena. La bella roba và premiata, lo dico sempre.